domenica 26 aprile 2020

SUGGERIMENTO PER LA RIAPERTURA A SETTEMBRE DELLE SCUOLE

La Commissione insediata dal ministro dell’Istruzione Azzolina sta ragionando su 2 possibili scenari per la riapertura delle scuole agli studenti a settembre: 1)ingresso a gruppi alternando didattica a distanza e presenza; 2)turni mattutini e pomeridiani. Dal mio punto di vista che è quello di un dirigente scolastico della scuola del primo ciclo (infanzia, primaria e secondaria di I grado), è preferibile la prima alternativa. Mi sono trovato già di fronte a questa alternativa quando i vigili del fuoco hanno chiuso per una settimana un piano della scuola per pericolo di infiltrazioni piovane. Ebbene, i genitori, messi di fronte alle 2 alternative, hanno scelto di far venire i figli a giorni alterni, perché è più semplice per loro accompagnarli di mattina, prima di andare al lavoro, piuttosto che di pomeriggio, quando stanno al lavoro; e anche le mamme che non lavorano hanno espresso la stessa preferenza, perché di mattina preferiscono pulire la casa, fare la spesa, ecc. Forse questo è un punto che la Commissione deve prendere in considerazione: i bambini devono essere accompagnati a scuola e ripresi all’uscita ( i nonni ,delegati spesso a prenderli all’uscita, trovano più comodo prenderli prima di pranzo che dopo pranzo). Ma anche da un punto di vista di organizzazione scolastica, è più semplice far entrare a scuola gruppi di studenti che si alternano nella settimana piuttosto che mattina e pomeriggio: sia per avere più collaboratori scolastici che sanifichino i bagni ogni volta che un alunno va in bagno sia per l’orario dei docenti che non può superare settimanalmente le 25 ore per la scuola dell’infanzia ,le 22 ore per la scuola primaria e le 18 ore per la scuola secondaria di I grado. Il tempo pieno nella scuola dell’infanzia e alla primaria o il tempo prolungato alla scuola secondaria di I grado non potrà più essere svolto fino a quando non avremo il vaccino, perché ragioni igieniche sconsigliano la mensa a scuola. In compenso non ci sarà la settimana corta ,ma si dovrà andare a scuola anche di sabato. Gli insegnanti in più che si hanno in organico per il tempo pieno o prolungato, si potranno sfruttare per avere delle compresenze, molto utili per suddividere i gruppi di alunni , specie nella scuola dell’infanzia , e per preparare la trasmissione della didattica a distanza ai gruppi che quel giorno non sono venuti a scuola. Con gruppi meno numerosi di alunni, a cui si è costretti in questo periodo di pandemia per effettuare il distanziamento, il docente potrà finalmente fare una lezione avendo il massimo di attenzione e un comportamento più disciplinato da parte degli allievi (bisognerà prevedere di sanzionare i comportamenti non consoni al periodo di coronavirus, con un nuovo regolamento di disciplina). Non possiamo chiedere ai docenti, dopo aver lavorato a scuola, di continuare a lavorare anche a casa con la didattica a distanza, perché altrimenti il loro orario andrebbe prolungato e anche il loro stipendio(il che non credo sia all’ordine del giorno). Questo è il mio suggerimento.

domenica 8 marzo 2020

FAR TORNARE GLI INSEGNANTI A SCUOLA

Se continuerà la sospensione delle lezioni fino al 4 aprile, come si vocifera, si porrà il problema di far tornare gli insegnanti a scuola. Anche a costo di essere impopolare e di espormi a improperi, desidero esprimere la mia opinione controcorrente e i motivi che mi spingono a fare questa proposta: 1. Solo i docenti più aggiornati sanno svolgere la didattica a distanza. Quindi occorre che questi docenti insegnino agli altri docenti come si fa e si devono incontrare a scuola per aggiornarsi. 2. La lezione a distanza adesso è lasciata alla buona volontà e alla possibilità di ciascun insegnante. Quindi solo gli alunni più fortunati che hanno docenti aggiornati e volenterosi potranno avvalersene. 3. Continuando la sospensione didattica per gli alunni e non si sa fino a quando, si pone il problema della valutazione che è collegiale e non può non essere tale. 4. La scuola è attrezzata/può attrezzarsi per lezioni a distanza con i laboratori a distanza e le LIM e per le verifiche da effettuarsi via e-mail. 5. Vero è che non tutti gli alunni hanno il computer, ma tutti o quasi tutti hanno lo smartphone con collegamento internet e si può utilizzare questo mezzo per veicolare le lezioni a distanza. Decide il governo in merito, ma secondo me è stato un errore già ora aver costretto gli ATA e i dirigenti scolastici a venire a s scuola e non i docenti, e non per invidia come diranno le malelingue, ma per i motivi su esposti. Considerare i docenti in vacanza ha fatto sì che tutti i docenti meridionali sono scappati dal Nord per venire nei loro paesi natii e portare il virus. Se poi si ritiene che il pericolo di contagio è massimo, allora si devono chiudere a tutti i componenti la scuola e gli uffici pubblici e bloccare i trasporti e anche le attività private. In questo scenario da incubo dovrebbero stare tutti a casa, ma spero che non si arrivi a questo.

lunedì 17 febbraio 2020

L’estensione dell’obbligo a 18 anni: senza correttivi, farà aumentare la dispersione scolastica!

La proposta della sinistra di estendere l’obbligo scolastico dai 3 ai 18 anni va commentata. Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia l’obbligo lo metterei a 4 anni e farei iniziare la prima elementare a 5 anni, così i nostri giovani si diplomerebbero a 18 anni come gli altri giovani europei e non a 19, senza intaccare i cicli scolastici. Per quanto riguarda l’estensione dell’obbligo dai 16 anni ai 18 anni, mi sovvengono una serie di considerazioni. La dispersione scolastica che si concentra nel biennio delle superiori non si combatte estendendo l’obbligo, anzi si rischia di aggravare la situazione , se non si introduce già dalle medie il sistema duale tedesco. La sinistra (di cui mi sento parte, per scansare ogni equivoco) ritiene classista questo sistema. Ma deve capire che non tutti possono andare all’università, a meno che non la si consideri un parcheggio perché non si trova lavoro. La sinistra paradossalmente svaluta il lavoro manuale che pure Marx esaltava per abbracciare un ideale borghese: privilegia gli studi teorici .Ma non tutti sono portati per la teoria. Le intelligenze sono multiple e altri sono portati, senza fare classismo, per studi più pratici. La disaffezione allo studio (teorico) inizia alle medie e prosegue alle superiori con l’abbandono. Se non si comprende questo , i dati della dispersione scolastica continueranno a crescere…

lunedì 30 dicembre 2019

TRE SEMPLICI PROPOSTE PER LA SCUOLA

Non servono sempre i soldi per fare una buona riforma della scuola.Suggerisco al neoministro dell'Istruzione nonché collega Azzolina le seguenti proposte che, se attuate, ritengo migliorerebbero,secondo me, le condizioni della scuola italiana: 1.Vietare la bocciatura nella scuola dell'obbligo.Introdurre il sistema finlandese che ha dato ottimi risultati negli apprendimenti:attuare, al posto della bocciatura,corsi di recupero obbligatori da svolgersi in orario curriculare per gli alunni che hanno carenze in alcune dispcipline per metterli al passo degli altri. 2.Ripristinare la platea scolastica la cui abolizione ha creato scuole d'élite e scuole ghetto in nome di una concorrenza che svantaggia chi opera in quartieri a rischio. 3.Introdurre il sistema duale tedesco a livello di scuola media,per evitare la dispersione scolastica dovuta a un sistema che non sa orientare e ritiene che gli istituti tecnici e professionali siano di serie B, mentre i licei sarebbero di serie A, quando le attitudini sono diverse e vanno incoraggiate quelle per le quali siamo portati.

mercoledì 11 dicembre 2019

Il gap del Sud nelle competenze

Nell'articolo apparso su Repubblica dell'11/12 "Un'altra scuola per il Sud" di Tito Boeri, l'eccellente economista ed ex presidente dell'INPS ipotizza che il gap del Sud nelle competenze linguistiche e matematiche, come si evidenzia da sempre nei test dell'INVALSI,derivi dal fatto che i genitori meridionali non partecipino alla vita della scuola, mentre quelli settentrionali sì.Il problema del gap quindi non starebbe nello svantaggio socio-economico del Meridione. Con tutto il rispetto per Tito Boeri,io penso che il motivo vero del gap è che la scuola al Sud è considerata inutile da genitori e alunni perché non dà più la certezza del lavoro,data la desertificazione industriale che qui è avvenuta e questo spiega anche l'emigrazione dei giovani laureati meridionali all'estero.Se si resta qui, capita che un ingegnere debba fare lo spazzino con la carenza di lavoro che c'è.Insomma il titolo di studio risulta assolutamente svalutato.E questo ci rimanda alle condizioni socio-economiche che Boeri ha scartato.Se non vogliamo che il Sud si spopoli e diventi un ospizio per anziani,va fatto un massiccio investimento per il Mezzogiorno che colmi le differenze, il contrario dell'autonomia differenziata che avvantaggia le regioni ricche.

venerdì 6 dicembre 2019

Bocciare alla scuola media non serve, anzi e' controproducente

Maria Luisa Iavarone, nell’analizzare i dati Ocse-Pisa che evidenziano basse competenze nella comprensione del testo da parte degli alunni italiani, ritiene che il problema sta nel fatto che la scuola media bocci poco (98% di promossi all’esame di terza media) e che quindi “la scuola media dev’essere più rigorosa e selettiva “(dal titolo dell’articolo apparso su “Repubblica” di Napoli il 6/12).Ma se si bocciano gli alunni e più volte abbiamo un solo risultato: l’aumento della dispersione scolastica e con esso il rischio di devianza e di arruolamento nella camorra, proprio il fenomeno contro cui combatte la Iavarone con la sua associazione. Il punto è che la scuola dell’obbligo (altra cosa sono le superiori) non deve bocciare, ma mettere tutti in condizione di recuperare le insufficienze, come fanno in Finlandia, dove appunto non si boccia e i risultati scolastici sono eccellenti. Considerare la scuola d’obbligo e bocciare è una contraddizione in termini, perché rischia di essere bocciato chi è già svantaggiato per le condizioni socio-economiche di provenienza. Per favorire il recupero, occorrerebbe però che i docenti lavorino in compresenza, di modo che uno dei due insegnanti possa dedicarsi al gruppo di alunni che deve recuperare e l’altro al gruppo che va potenziato. Ma questo richiede maggiori investimenti nella scuola(siamo sempre al punto dolente). La scuola media è l’anello debole del sistema perché l’età prepuberale è terribile e gli alunni a quest’età cominciano a sfidare gli adulti e gli insegnanti, a bullizzare i più deboli, a rifiutare le regole sociali. Ma non si risolve il problema con l’abolizione della scuola media, come propone Salvini né bocciando di più. Ci vogliono più insegnanti o meno alunni per classe. Eugenio Tipaldi,dirigente dell’I.C. “D’Aosta-Scura” di Napoli

venerdì 8 novembre 2019

COMUNE E STATO SENZA SOLDI,MA NON INCOLPATE I PRESIDI

LETTERA DI DENUNCIA PUBBLICATA SU REPUBBLICA CRONACA DI NAPOLI 8/11/2019 Riconosciamo all’assessore all’Istruzione Annamaria Palmieri impegno e serietà nell’intervenire sui problemi della scuola per quel che può e comprendiamo che il Comune di Napoli non ha i soldi per garantire la manutenzione delle scuole di base (infanzia, primaria e scuola media; delle superiori se ne occupa la Provincia o adesso Città metropolitana) salvo ricorrere ai fondi europei, cosiddetto “Patto per Napoli” di cui il nostro plesso scolastico “Paisiello” ai Quartieri beneficerà per la sistemazione dei cornicioni pericolanti e il rifacimento dell’‘impermeabilizzazione del terrazzo di copertura soggetto a infiltrazioni. Ma il punto è questo: se il Comune che è proprietario degli immobili scolastici non ha i soldi, se lo Stato centrale non ha disponibilità in finanziaria, tanto è vero che il Ministro dell’Istruzione Fioramonti si vuole dimettere, tutte le responsabilità in caso di incidenti si scaricano sul dirigente scolastico considerato “datore di lavoro” dal decreto legislativo 81 del 2008 riguardante la sicurezza delle scuole. Adesso scopro che tra le tante incombenze, il dirigente scolastico come datore di lavoro ha anche il compito di far misurare il radon negli edifici scolastici e attuare misure di protezione in caso il valore di radon superi i 500 Bq/m3.Ovviamente ci vuole un esperto qualificato che lo misuri, ma chi lo paga? Le scuole superiori possono fare affidamento sulle tasse obbligatorie che i genitori pagano per la frequenza scolastica. Ma le scuole di base, dove i contributi sono volontari o inesistenti, non c’ è disponibilità di risorse. Ecco perché ci stiamo battendo per la modifica del decreto legislativo 81 del 2008 laddove individua noi presidi come datori di lavoro. Lo Stato si assuma le sue responsabilità come proprietario degli immobili scolastici, noi non siamo più disponibili a far da scaricabarile. Dispiace poi che ci vadano di mezzo i tecnici comunali, a loro volta incolpevoli del dramma della mancata sicurezza degli edifici scolastici. Pongo anche un’altra questione, relativa alla sicurezza. Proprio oggi ho dovuto dire alla mamma di una bambina affetta da sindrome di Lennox Gastaut che non posso autorizzare le maestre a darle da mangiare (frequenta una quinta elementare a tempo pieno). Finora le maestre, a loro rischio e pericolo, la imboccavano, ma adesso, in seguito ai richiami sulla sicurezza che ho dovuto fare ai docenti dopo la disgrazia del bambino morto in una scuola primaria di Milano, esse giustamente si rifiutano. Non ci hanno dato un assistente materiale presso il plesso scolastico “Gianturco”, seppure richiesto (quello che avevamo alcuni anni fa è andato in pensione e non è stato mai sostituito). La mamma mi ha detto che non manderà la bambina a scuola. In questo caso, anche in mancanza di risorse, io credo che il Comune possa intervenire, spostando un assistente materiale da una scuola dove ci sono casi meno gravi al nostro plesso per un caso così grave. Se la coperta è corta, qualcuno dovrà restare scoperto… Eugenio Tipaldi dirigente scolastico dell ’Istituto Comprensivo “D’Aosta-Scura” di Napoli