venerdì 6 luglio 2018

DIAMO I FINANZIAMENTI PER LA MANUTENZIONE DIRETTAMENTE ALLE SCUOLE!

Si è dibattuto molto sulla responsabilità dei dirigenti scolastici in tema di sicurezza: una responsabilità che non tiene conto che il dirigente scolastico non ha risorse da spendere in merito (solo una misera somma per piccole manutenzioni),mentre tocca all’ente proprietario occuparsene: il Comune per scuola dell’infanzia, scuola primaria e secondaria di I grado e Città Metropolitana per le superiori. Della proposta di legge che doveva limitare la responsabilità dei presidi per quanto riguarda la sicurezza degli edifici scolastici non si è saputo più niente e qualche sfortunato collega ne ha pagato le conseguenze. Ora leggo che il nuovo governo ha chiuso Italiasicura, la struttura che si occupava di dissesti idrogeologici e della sicurezza e riqualificazione delle scuole, rinviando le competenze al Ministero dell’ambiente nel primo caso e al MIUR nel secondo caso. E’ proprio questo che ci preoccupa. L’accentramento non è un buon segnale di efficienza, per esempio il MIUR doveva provvedere all’anagrafe degli edifici scolastici, con la collaborazione di Comuni e Regioni. Ma essa è ancora incompleta e lacunosa. Io, in controtendenza rispetto a molti miei colleghi, penso che sarebbe meglio finanziare direttamente le scuole e il dirigente scolastico provvederebbe in proprio, bandendo le gare sia per le ditte sia per la direzione dei lavori, come nell’esperienza dei FESR strutturali. I fondi europei sono stati invece di nuovo ridati agli enti amministrativi e non più alle scuole. Ma ciò è un danno e uno spreco, perché i comuni e le città metropolitane spesso non hanno personale qualificato che possano seguire le pratiche ;e la necessità dei lavori demandata a loro si presta ad essere occasione di clientelismo ( accontento il preside amico mio e non le urgenze più pericolose) e di corruzione negli appalti, con sprechi e lievitazioni di costi, oltre che di ritardo a causa della sommatoria degli interventi. Lo so che molti presidi non vogliono prendersi quest’incombenza. Ma se guardiamo al benessere dei nostri allievi e del personale scolastico, che riguarda anche e soprattutto la sicurezza delle strutture, non possiamo scaricarci dalle responsabilità e sentirci la coscienza sollevata demandando tutto agli enti proprietari e ,se succede qualcosa, la colpa è del loro mancato intervento. Secondo un rapporto di Legambiente oltre il 41% delle scuole si trova in aree a forte rischio sismico (ben 15.000 edifici scolastici) e ci vorranno ben 113 anni per metterle in sicurezza, iniziando già da adesso. L’autonomia delle scuole, se vogliamo che non sia finta, è anche questo: ricevere finanziamenti diretti per la manutenzione straordinaria e ordinaria. Una commissione imparziale del Comune dovrebbe giudicare, in base alle priorità documentate, chi deve ricevere il finanziamento e in quale entità, sulla base del finanziamento ricevuto dal governo centrale. Maggiori responsabilità per i dirigenti scolastici devono trovare come corrispettivo un aumento stipendiale, il che non sempre avviene. La rabbia dei presidi è proprio questa: l’averci caricato negli anni di maggiori responsabilità (per esempio più scuole ed edifici scolastici da gestire) senza avere una gratificazione economica, cosa che capita solo nel mondo della scuola, per una presunta vocazione missionaria della categoria. Ma se avessi avuto la vocazione, mi sarei fatto prete e le mie colleghe suore…

venerdì 22 giugno 2018

LA VALUTAZIONE DEGLI OPERATORI SCOLASTICI

Quando i docenti parlano dei dirigenti scolastici, si nota una certa acredine. E’ nota la polemica suscitata dalla riforma della “Buona Scuola” che dava alcuni poteri ai presidi: chiamata diretta dei neoassunti, scelta dei docenti meritevoli con attribuzione di un bonus… I presidi sono stati definiti “sceriffi” e accusati di autoritarismo. In realtà il potere dei presidi era molto limitato, come ha riconosciuto lo stesso neoministro dell’Istruzione, Bussetti ( essendo stato preside, lui sa di cosa parliamo). La chiamata diretta è destinata ad essere abolita ed è meglio così: si prestava il fianco a denunce per corruzione. Alcuni di noi dirigenti scolastici già vi avevano rinunciato, sia per i tempi (costretti a tornare a scuola a Ferragosto) sia perché alla fine questa scelta era molto limitata. Ritorni la chiamata da graduatoria e così si accontentano i sindacati degli insegnanti. Chissà se anche il merito rimarrà…Qui devo dire che molti insegnanti sono stati favorevoli a concorrere per esso e, anche se il compenso era simbolico, ci tengono ad avere il titolo onorifico. Forse i tempi sono maturi per introdurre la carriera differenziata dei docenti, con concorsi fatti per reti di scuole: si dovrebbero valutare gli aggiornamenti e i corsi di formazione fatti, l’attitudine all’insegnamento, l’apertura all’innovazione, ma anche la capacità empatica di interagire con allievi e genitori. E qui la relazione del dirigente scolastico, che conosce bene l’insegnante, diventa fondamentale. Certo bisogna che la valutazione degli operatori scolastici sia svolta a tutti i livelli. Per quanto riguarda i dirigenti scolastici, essa deve essere fatta da un dirigente superiore e non da colleghi, così come gli insegnanti devono essere giudicati dal loro superiore, il preside, se la valutazione vuole essere obiettiva e super partes. Questo richiede un aumento dell’organico dei dirigenti tecnici, adesso assai striminzito, aprendo anche alla possibilità di carriera dei dirigenti scolastici. E accetto anche la sfida fatta dall’associazione “ Professione docente” di valutare il clima della scuola, interpellando genitori, insegnanti, alunni e personale ATA. Ma questo deve valere anche per gli stessi insegnanti. Non si può essere unilaterali. L’obiettivo è di migliorare il servizio scolastico in toto.

sabato 16 giugno 2018

I docenti che non riescono a recuperare gli alunni scarsi non sono buoni docenti

I docenti che non riescono a recuperare gli alunni scarsi non sono buoni docenti
Secondo l’archeologo e giornalista Manlio Lilli i docenti che non bocciano gli alunni scarsi dovrebbero bocciare se stessi. Si può dire il contrario. I docenti che non riescono a recuperare gli alunni scarsi non sono buoni docenti. Dalla mia esperienza di dirigente scolastico di istituto comprensivo in quartiere a rischio, posso dire che la bocciatura alla scuola media (alla scuola primaria difficilmente si boccia) è l’anticamera della dispersione scolastica. Il fallimento educativo a scuola, sancito con bocciature ripetute, suscita risentimento non solo verso l’istituzione scuola, ma contro lo Stato in generale. La bocciatura, quindi, per questi ragazzi, apre la strada alla devianza. Per questi alunni ci vorrebbe una scuola diversa, come ho cercato di spiegare nel mio libro “Il Preside dei Quartieri Spagnoli”, il miolibro, edizione 2018. Alle superiori, invece, si può e si deve bocciare. Non siamo più nella scuola dell’obbligo (dopo il biennio) e la scelta di proseguire gli studi deve esser sorretta da volontà, capacità e sacrificio. Ma per chi non va alle superiori e non ce la fa, dovremmo programmare degli itinerari lavorativi, se non vogliamo consegnare questi ragazzi alla criminalità. E non possono essere solo gli attuali istituti professionali. Eugenio Tipaldi

venerdì 27 aprile 2018

NON PARLATE PIU’ DI ABOLIRE LA BUONA SCUOLA: E’ STATA GIA’ ABROGATA!

Leggo che per l’accordo di governo PD-M5S uno dei punti di contrasto di programma è l’abolizione della “Buona Scuola” proposta dai grillini. Ma di fatto la “Buona Scuola” è stata già abrogata dal ministro Fedeli per recuperare il consenso degli insegnanti prima delle elezioni del 4 marzo risultate poi fallimentari per il PD. Si è di nuovo dato potere ai sindacati e alle RSU di contrattare su varie materie (vedi ultimo contratto degli insegnanti) che il decreto Brunetta aveva tolto. Adesso, per esempio,se un preside vuole spostare un bidello da un plesso all’altro,occorre prima di tutto informare i sindacati delle motivazioni e poi confrontarsi con loro entro 15 giorni. E’ chiaro il rischio di paralisi di un’organizzazione con queste premesse, oltre alla possibilità concreta di aumento di contenziosi nell’ambito scolastico. Questo hanno ottenuto le organizzazioni sindacali confederali attualmente maggioritarie e non capisco a questo punto come i miei colleghi presidi possano ancora sentirsi rappresentati da queste organizzazioni. Poi sul merito da attribuire ai docenti, gli stessi sindacati hanno ottenuto che anche i criteri fossero contrattati, creando un conflitto d’interessi con il comitato di valutazione che li dovrebbe scegliere. Vero è che il Preside individua i docenti da premiare, ma i soldi per il merito sono stati diminuiti per darne una parte agli aumenti stipendiali degli insegnanti. La chiamata diretta pure è stata ingessata, dovendo contrattare con i sindacati i criteri di scelta. A questo punto resta ben poco della legge 107 e quindi l’accordo con i grillini, almeno sulla scuola ,è spianato. Si è dato spazio a una campagna mediatica,non ancora finita, da parte dei sindacati contro i presidi “sceriffi”, definendoli autoritari e pazzoidi,discreditando un’intera categoria che ,pur con pochi soldi rispetto agli altri dirigenti pubblici,tiene aperte le scuole nonostante tutte le difficoltà,assumendosi anche il rischio di una condanna perché, per ragioni di sicurezza, le dovrebbe piuttosto chiudere (quale scuola oggi è a norma in Italia?). Non contesto ai sindacati la difesa dei legittimi diritti degli insegnanti, ma la difesa dei loro interessi corporativi(per esempio sulla mobilità, ancora una volta si è derogato sul vincolo triennale di permanenza che permette una continuità didattica). Ciò va a discapito degli interessi generali della scuola che deve tutelare prima di tutto i bisogni degli studenti e un miglior insegnamento. EUGENIO TIPALDI

venerdì 20 aprile 2018

RIEDUCHIAMO I GENITORI PRIMA DEI FIGLI

Pittoni, responsabile scuola della Lega, dice che la Buona Scuola “voluta dal Pd di Renzi, Gentiloni e Fedeli, ha di fatto abolito la bocciatura se non in casi assolutamente eccezionali” e quindi ha privato gli insegnanti degli strumenti per gestire gli alunni. Insomma non si boccia e perciò ci sarebbe il bullismo degli alunni nei confronti dei professori. La stessa ministra Fedeli incoraggia invece la bocciatura in questi casi ( vedi ultime sue dichiarazioni). Magari qualcuno chiederà tra poco di rispolverare il decreto regio che espelleva gli alunni insubordinati da tutte le scuole del regno… Sono analisi superficiali che non tengono conto della vera e propria emergenza educativa che si è prodotta nella nostra società. Con il troppo permissivismo da parte dei genitori nei confronti dei figli, si sta creando una società senza regole dove si contesta chiunque leda la propria soddisfazione personale (è stata chiamata società del narcisismo). La scuola è rimasta sola nell’immane compito di educare, di esigere il rispetto delle regole, di imporre una morale del dovere prima dei diritti. Ma non è con un improbabile ritorno alla scuola autoritaria di una volta ,la scuola che boccia,classista, che si risolve il problema. Occorre prima di tutto rieducare i genitori a fare i genitori e non gli amici dei loro figli. Il Ministero dell'Istruzione si dovrebbe far promotore di corsi per genitori Si dovrebbero riportare a scuola i genitori e rieducarli, solo così può darsi che ripristiniamo l’alleanza rotta tra genitori e scuola e si comincia a capire che l’obbiettivo dell’educare è un fine comune di entrambi.

martedì 20 febbraio 2018

MA L’AUTONOMIA DELLE SCUOLE NON E’ SINONIMO DI AZIENDALISMO

L’articolo apparso sulla Tecnica della scuola del 20 febbraio 2018 dal titolo “L’autonomia ha portato alla scuola-azienda: dalla L.59/97 alla L.107/15. Il 22 febbraio convegno a Roma” è fuorviante. Non si commetta l’errore di confondere il bene prezioso dell’autonomia conferita alle scuole a cominciare dalla legge 59/97, processo tuttora da attuare, con la logica dell’aziendalizzazione delle scuole che ha caratterizzato le ultime riforme della scuola. E’ la politica liberista e non l’autonomia che ha caratterizzato le scuole come aziende. Condivido l’appello per la scuola pubblica e molti temi ivi espressi, dalle perplessità sul concetto di competenza oggi di moda rispetto a quello di conoscenza alla critica della valutazione dell’INVALSI ,dal la considerazione polemica sull’innovazione tecnologica vista acriticamente dal Ministero dell’Istruzione come panacea di tutti i mali per coinvolgere la disattenzione degli alunni alla generalizzazione dell’alternanza scuola-lavoro persino ai licei! Ma si sono sottovalutati ,secondo me ,due aspetti deleteri dell’aziendalismo applicato alla scuola: l’abolizione della platea scolastica che ha messo in concorrenza le scuole e ha creato le scuole-ghetto con fuga degli alunni migliori nelle scuole considerate migliori; il dimensionamento scolastico che ha portato i dirigenti scolastici a governare più scuole e a trascurare necessariamente l’aspetto didattico per curare quello amministrativo o manageriale che dir si voglia. Di tutto questo parlo nel libro da me scritto “Il Preside dei Quartieri Spagnoli” ,Il Mio libro editore. Spero che mi sia consentito di farmi un poco di pubblicità.Grazie

Pubblicata II edizione del mio libro:Il Preside dei Quartieri Spagnoli