lunedì 22 ottobre 2018

PER COMBATTERE LA DISPERSIONE SCOLASTICA, S'INTRODUCA IL SISTEMA DUALE

Mi riferisco all’articolo di Alvaro Belardinelli “ Dispersione scolastica: ma è proprio colpa della scuola?” pubblicato su “La Tecnica della scuola” il 20/10/2018.L’autore cerca di scagionare la scuola ritenuta ingiustamente antiquata, vetusta, nozionistica, classista, per dare la colpa del fenomeno dispersione a don Milani! Scrive infatti: “Pesa, su entrambe queste critiche alla Scuola (e ai suoi insegnanti), un’ideologia diffusissima dal 1968 ad oggi, i cui assiomi sono oggi un autentico dogma religioso: il donmilanismo. Infatti, pur senza voler nulla togliere alla figura di don Lorenzo Milani e alla sua buona fede, bisogna riconoscere che la pur nobile passione del priore di Barbiana per l’insegnamento e per il riscatto dei diseredati ha innescato nella maggioranza degli Italiani degli ultimi cinquant’anni la convinzione secondo cui il sapere è inutile, noioso, classista, borghese.” Cita Gramsci che elogia la severità degli studi, contrapponendolo a don Milani. Ma quando mai don Milani ha detto che il sapere è inutile e noioso ed è stato lassista circa gli studi? Ha detto sì che la scuola era classista e borghese perché espelleva i figli degli operai e dei contadini. Ma sapeva bene che senza dare gli strumenti culturali a questi figlioli, essi non erano capaci di riscattarsi. Io criticherei invece la svalutazione del lavoro che ha fatto la sinistra rispetto alla scuola, proprio partendo dalla concezione di Gramsci che Belardinelli cita: “«Nella scuola moderna mi pare stia avvenendo un processo di progressiva degenerazione: la scuola di tipo professionale, cioè preoccupata di un immediato interesse pratico, prende il sopravvento sulla scuola “formativa” immediatamente disinteressata. La cosa più paradossale è che questo tipo di scuola appare e viene predicata come “democratica”, mentre invece essa è proprio destinata a perpetuare le differenze sociali. (…) E’ paradossale che la sinistra, fondata sull’emancipazione del lavoro, lo svaluti a favore di uno studio liceale per tutti. La dispersione massiccia nasce nello snodo terza media-scuola superiore: molti non si iscrivono dopo aver conseguito la licenza media o, se s’iscrivono, vengono bocciati, espulsi appunto. Non si risolve il problema con l’obbligo scolastico fino a 18 anni o promuovendo tutti. Si tratta di avere un doppio canale della scuola come avviene in Germania: uno per l’avvio al lavoro, l’altro per il liceo che prepara per l’università. Il sistema duale perpetua le differenze sociali? Occorre dare il sostegno. come prevede la Costituzione, a chi è portato per gli studi teorici ma proviene da famiglia povera, perché possa frequentare il liceo, ma per non fare le differenze di talento che pure ci sono (questa sì che è un’ideologia retrograda della sinistra!) non si dà istruzione e lavoro a molti giovani che escono fuori dal circuito di studi e rischiano alcuni di loro di essere assoldati dalla malavita.

lunedì 8 ottobre 2018

BUSSETTI SI DIMETTA!

Che le ore di alternanza siano diminuite, va bene (io le abolirei ai licei) e dà anche risparmi. Ma che il Ministro dell’Istruzione dichiari che questo risparmio “potrà essere reinvestito nel settore scolastico o contribuire a finanziare le altre misure del Governo“.è inconcepibile, quando l’Italia è terzultima in Europa per investimenti in formazione (4% del PIL nel 2015 contro una media europea del 4,9%). La Germania,per esempio spende il doppio e si dimostra più avanzata e civile di noi. Bussetti si dimetta. Accetta i tagli della scuola per dare i soldi al reddito di cittadinanza…

giovedì 27 settembre 2018

Manutenzione delle scuole

E' una cosa gravissima, a Napoli non esiste da parte del Comune di Napoli la manutenzione delle scuole per mancanza di fondi.La gente non lo sa e pensa che il Preside non spende i soldi per la manutenzione che non ha.Il proprietario degli edifici scolastici è il Comune e ad esso spetta la manutenzione. Ma il Comune di Napoli è in dissesto finanziario e non c'è un euro per le scuole. Prima che ci scappi una disgrazia, il Sindaco rivoluzionario faccia qualcosa: s'incateni a Montecitorio per farsi dare i soldi per la manutenzione delle scuole, per la potatura degli alberi che altrimenti cadono.Si tratta della sicurezza dei cittadini e dei bambini che vanno a scuola. Altrimenti si dimetta e denunci lo strangolamento dei comuni da parte del governo.

venerdì 6 luglio 2018

DIAMO I FINANZIAMENTI PER LA MANUTENZIONE DIRETTAMENTE ALLE SCUOLE!

Si è dibattuto molto sulla responsabilità dei dirigenti scolastici in tema di sicurezza: una responsabilità che non tiene conto che il dirigente scolastico non ha risorse da spendere in merito (solo una misera somma per piccole manutenzioni),mentre tocca all’ente proprietario occuparsene: il Comune per scuola dell’infanzia, scuola primaria e secondaria di I grado e Città Metropolitana per le superiori. Della proposta di legge che doveva limitare la responsabilità dei presidi per quanto riguarda la sicurezza degli edifici scolastici non si è saputo più niente e qualche sfortunato collega ne ha pagato le conseguenze. Ora leggo che il nuovo governo ha chiuso Italiasicura, la struttura che si occupava di dissesti idrogeologici e della sicurezza e riqualificazione delle scuole, rinviando le competenze al Ministero dell’ambiente nel primo caso e al MIUR nel secondo caso. E’ proprio questo che ci preoccupa. L’accentramento non è un buon segnale di efficienza, per esempio il MIUR doveva provvedere all’anagrafe degli edifici scolastici, con la collaborazione di Comuni e Regioni. Ma essa è ancora incompleta e lacunosa. Io, in controtendenza rispetto a molti miei colleghi, penso che sarebbe meglio finanziare direttamente le scuole e il dirigente scolastico provvederebbe in proprio, bandendo le gare sia per le ditte sia per la direzione dei lavori, come nell’esperienza dei FESR strutturali. I fondi europei sono stati invece di nuovo ridati agli enti amministrativi e non più alle scuole. Ma ciò è un danno e uno spreco, perché i comuni e le città metropolitane spesso non hanno personale qualificato che possano seguire le pratiche ;e la necessità dei lavori demandata a loro si presta ad essere occasione di clientelismo ( accontento il preside amico mio e non le urgenze più pericolose) e di corruzione negli appalti, con sprechi e lievitazioni di costi, oltre che di ritardo a causa della sommatoria degli interventi. Lo so che molti presidi non vogliono prendersi quest’incombenza. Ma se guardiamo al benessere dei nostri allievi e del personale scolastico, che riguarda anche e soprattutto la sicurezza delle strutture, non possiamo scaricarci dalle responsabilità e sentirci la coscienza sollevata demandando tutto agli enti proprietari e ,se succede qualcosa, la colpa è del loro mancato intervento. Secondo un rapporto di Legambiente oltre il 41% delle scuole si trova in aree a forte rischio sismico (ben 15.000 edifici scolastici) e ci vorranno ben 113 anni per metterle in sicurezza, iniziando già da adesso. L’autonomia delle scuole, se vogliamo che non sia finta, è anche questo: ricevere finanziamenti diretti per la manutenzione straordinaria e ordinaria. Una commissione imparziale del Comune dovrebbe giudicare, in base alle priorità documentate, chi deve ricevere il finanziamento e in quale entità, sulla base del finanziamento ricevuto dal governo centrale. Maggiori responsabilità per i dirigenti scolastici devono trovare come corrispettivo un aumento stipendiale, il che non sempre avviene. La rabbia dei presidi è proprio questa: l’averci caricato negli anni di maggiori responsabilità (per esempio più scuole ed edifici scolastici da gestire) senza avere una gratificazione economica, cosa che capita solo nel mondo della scuola, per una presunta vocazione missionaria della categoria. Ma se avessi avuto la vocazione, mi sarei fatto prete e le mie colleghe suore…

venerdì 22 giugno 2018

LA VALUTAZIONE DEGLI OPERATORI SCOLASTICI

Quando i docenti parlano dei dirigenti scolastici, si nota una certa acredine. E’ nota la polemica suscitata dalla riforma della “Buona Scuola” che dava alcuni poteri ai presidi: chiamata diretta dei neoassunti, scelta dei docenti meritevoli con attribuzione di un bonus… I presidi sono stati definiti “sceriffi” e accusati di autoritarismo. In realtà il potere dei presidi era molto limitato, come ha riconosciuto lo stesso neoministro dell’Istruzione, Bussetti ( essendo stato preside, lui sa di cosa parliamo). La chiamata diretta è destinata ad essere abolita ed è meglio così: si prestava il fianco a denunce per corruzione. Alcuni di noi dirigenti scolastici già vi avevano rinunciato, sia per i tempi (costretti a tornare a scuola a Ferragosto) sia perché alla fine questa scelta era molto limitata. Ritorni la chiamata da graduatoria e così si accontentano i sindacati degli insegnanti. Chissà se anche il merito rimarrà…Qui devo dire che molti insegnanti sono stati favorevoli a concorrere per esso e, anche se il compenso era simbolico, ci tengono ad avere il titolo onorifico. Forse i tempi sono maturi per introdurre la carriera differenziata dei docenti, con concorsi fatti per reti di scuole: si dovrebbero valutare gli aggiornamenti e i corsi di formazione fatti, l’attitudine all’insegnamento, l’apertura all’innovazione, ma anche la capacità empatica di interagire con allievi e genitori. E qui la relazione del dirigente scolastico, che conosce bene l’insegnante, diventa fondamentale. Certo bisogna che la valutazione degli operatori scolastici sia svolta a tutti i livelli. Per quanto riguarda i dirigenti scolastici, essa deve essere fatta da un dirigente superiore e non da colleghi, così come gli insegnanti devono essere giudicati dal loro superiore, il preside, se la valutazione vuole essere obiettiva e super partes. Questo richiede un aumento dell’organico dei dirigenti tecnici, adesso assai striminzito, aprendo anche alla possibilità di carriera dei dirigenti scolastici. E accetto anche la sfida fatta dall’associazione “ Professione docente” di valutare il clima della scuola, interpellando genitori, insegnanti, alunni e personale ATA. Ma questo deve valere anche per gli stessi insegnanti. Non si può essere unilaterali. L’obiettivo è di migliorare il servizio scolastico in toto.

sabato 16 giugno 2018

I docenti che non riescono a recuperare gli alunni scarsi non sono buoni docenti

I docenti che non riescono a recuperare gli alunni scarsi non sono buoni docenti
Secondo l’archeologo e giornalista Manlio Lilli i docenti che non bocciano gli alunni scarsi dovrebbero bocciare se stessi. Si può dire il contrario. I docenti che non riescono a recuperare gli alunni scarsi non sono buoni docenti. Dalla mia esperienza di dirigente scolastico di istituto comprensivo in quartiere a rischio, posso dire che la bocciatura alla scuola media (alla scuola primaria difficilmente si boccia) è l’anticamera della dispersione scolastica. Il fallimento educativo a scuola, sancito con bocciature ripetute, suscita risentimento non solo verso l’istituzione scuola, ma contro lo Stato in generale. La bocciatura, quindi, per questi ragazzi, apre la strada alla devianza. Per questi alunni ci vorrebbe una scuola diversa, come ho cercato di spiegare nel mio libro “Il Preside dei Quartieri Spagnoli”, il miolibro, edizione 2018. Alle superiori, invece, si può e si deve bocciare. Non siamo più nella scuola dell’obbligo (dopo il biennio) e la scelta di proseguire gli studi deve esser sorretta da volontà, capacità e sacrificio. Ma per chi non va alle superiori e non ce la fa, dovremmo programmare degli itinerari lavorativi, se non vogliamo consegnare questi ragazzi alla criminalità. E non possono essere solo gli attuali istituti professionali. Eugenio Tipaldi

venerdì 27 aprile 2018

NON PARLATE PIU’ DI ABOLIRE LA BUONA SCUOLA: E’ STATA GIA’ ABROGATA!

Leggo che per l’accordo di governo PD-M5S uno dei punti di contrasto di programma è l’abolizione della “Buona Scuola” proposta dai grillini. Ma di fatto la “Buona Scuola” è stata già abrogata dal ministro Fedeli per recuperare il consenso degli insegnanti prima delle elezioni del 4 marzo risultate poi fallimentari per il PD. Si è di nuovo dato potere ai sindacati e alle RSU di contrattare su varie materie (vedi ultimo contratto degli insegnanti) che il decreto Brunetta aveva tolto. Adesso, per esempio,se un preside vuole spostare un bidello da un plesso all’altro,occorre prima di tutto informare i sindacati delle motivazioni e poi confrontarsi con loro entro 15 giorni. E’ chiaro il rischio di paralisi di un’organizzazione con queste premesse, oltre alla possibilità concreta di aumento di contenziosi nell’ambito scolastico. Questo hanno ottenuto le organizzazioni sindacali confederali attualmente maggioritarie e non capisco a questo punto come i miei colleghi presidi possano ancora sentirsi rappresentati da queste organizzazioni. Poi sul merito da attribuire ai docenti, gli stessi sindacati hanno ottenuto che anche i criteri fossero contrattati, creando un conflitto d’interessi con il comitato di valutazione che li dovrebbe scegliere. Vero è che il Preside individua i docenti da premiare, ma i soldi per il merito sono stati diminuiti per darne una parte agli aumenti stipendiali degli insegnanti. La chiamata diretta pure è stata ingessata, dovendo contrattare con i sindacati i criteri di scelta. A questo punto resta ben poco della legge 107 e quindi l’accordo con i grillini, almeno sulla scuola ,è spianato. Si è dato spazio a una campagna mediatica,non ancora finita, da parte dei sindacati contro i presidi “sceriffi”, definendoli autoritari e pazzoidi,discreditando un’intera categoria che ,pur con pochi soldi rispetto agli altri dirigenti pubblici,tiene aperte le scuole nonostante tutte le difficoltà,assumendosi anche il rischio di una condanna perché, per ragioni di sicurezza, le dovrebbe piuttosto chiudere (quale scuola oggi è a norma in Italia?). Non contesto ai sindacati la difesa dei legittimi diritti degli insegnanti, ma la difesa dei loro interessi corporativi(per esempio sulla mobilità, ancora una volta si è derogato sul vincolo triennale di permanenza che permette una continuità didattica). Ciò va a discapito degli interessi generali della scuola che deve tutelare prima di tutto i bisogni degli studenti e un miglior insegnamento. EUGENIO TIPALDI